Sfiducia al Presidente Fagioli: respinta!

Il Presidente Raffaele Fagioli smonta parola per parola la mozione di sfiducia delle minoranze dimostrando il suo rispetto delle regole, mentre altri le utilizzano a proprio uso e consumo interpretandole a piacere.

Tanto rumore per nulla. Dodici giorni di polemiche stampa smontate in venti minuti di intervento. Una mozione di sfiducia basata sul nulla che è caduta nell’oblìo – almeno per una parte della stampa locale – nell’attimo stesso dell’intervento difensivo di Raffaele Fagioli. Gli interventi dei consiglieri di minoranza, preparati a casa, sono apparsi privi di senso dopo le parole del Presidente Fagioli. Uno spettacolo triste ed una perdita di tempo inutile per tutto il Consiglio Comunale.

Il Presidente Raffaele Fagioli spiega le sue ragioni in merito alla mozione di sfiducia:

“1) La mozione di sfiducia parte da due presupposti errati:
Non ho scelto, non ho detto e non ho indicato tre cittadini a caso da allontanare; quindi l’accusa di arbitrarietà decade insieme a tutti i riferimenti alla casualità a me imputati;
2) Il divieto di applaudire non è una volontà repressiva nei confronti di uno sfogo spontaneo del pubblico, bensì la corretta applicazione dell’Art.39 comma 2 che impone il SILENZIO al pubblico presente.”

“Ritengo dunque di aver agito correttamente nel rispetto delle regole e del buon senso. Rifarei esattamente le stesse scelte, assunte in tempi rapidissimi e sotto pressione nel corso della seduta, soprattutto perché suffragate da immagini e registrazioni che confermano quanto avevo percepito in ‘diretta’. Il rispetto delle regole, il rispetto delle richieste del Presidente, il rispetto del silenzio durante l’intervento del Sindaco non possono essere subordinate alla libertà di consenso e dissenso del pubblico all’interno dell’aula. Il consenso o dissenso, in un consiglio comunale aperto, si esprimono a parole nel tempo massimo di cinque minuti durante un intervento, che a nessuno è stato negato. Altre modalità di dissenso sono sanzionate secondo il Regolamento.”

Claudio Sala, segretario cittadino e consigliere comunale, chiude la vicenda senza mezzi termini: “Il Presidente del consiglio comunale è la seconda carica istituzionale del comune ed è un ruolo molto delicato, in quanto bisogna garantire la massima imparzialità nel corso del consiglio.
Raffaele Fagioli in tutti questi anni di mandato ha sempre dimostrato di essere super partes richiamando all’ordine sia i consiglieri di maggioranza che quelli di minoranza, ogni qualvolta si fosse superato il limite di accettabilità comportamentale all’interno delle sedi istituzionali, senza mai fare sconti a nessuno.
Per questo motivo non mi stupisce affatto la presa di posizione del Presidente durante il consiglio comunale aperto, in quando Raffaele Fagioli si è semplicemente limitato a fare quello che garantisce ad ogni seduta: serietà e rispetto dei regolamenti.
Pertanto esorto Raffaele Fagioli a proseguire il suo lavoro sino alla fine del mandato, con la stessa puntualità ed intransigenza che lo hanno contraddistinto in questi quattro anni.”

Di seguito è riportato integralmente l’intervento del Presidente Fagioli, accompagnato da contenuti multimediali che contestualizzano il testo.

Per chi non ha tempo o voglia di leggere, è qui disponibile l’audio originale dell’intervento.

INTRODUZIONE

Per la prima volta dalla riforma degli enti locali del 1990, che ha introdotto la figura del Presidente del Consiglio Comunale per i comuni sopra i 15.000 abitanti, Saronno e la sua amministrazione si trovano ad affrontare la discussione di una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio.

Il Presidente ha funzioni di rappresentanza del consiglio ed il compito di convocarlo e dì presiederne le riunioni. Per giurisprudenza pacifica, il Presidente può essere revocato soltanto in caso di comportamenti incompatibili con il ruolo istituzionale super partes che deve rivestire nell’assemblea consiliare e nelle ipotesi in cui si riscontri l’assenza di neutralità nell’esercizio delle sue funzioni.

In tutta sincerità, pur non essendo né un avvocato né un giudice, non ritengo che la questione applausi possa essere ricompresa nella fattispecie della neutralità ed imparzialità: ho solo cercato di mantenere il silenzio all’interno dell’aula per consentire un dibattito serio e sereno. Cosa che è puntualmente avvenuta non appena è stato ristabilito l’ordine.

LA MOZIONE DI SFIDUCIA

Arriva oggi in discussione una mozione di sfiducia costruttiva a mio avviso un po’ forzata nelle motivazioni e inconsistente nei contenuti. Direi prettamente politica; e proprio perché la reputo un’azione politica sono stato a lungo in dubbio circa l’opportunità di intervenire nel dibattito.

Ho quindi deciso di affrontare solo gli aspetti più tecnici e formali lasciando ai consiglieri, come è giusto che sia, il dibattito politico.

Dicevo, una sfiducia un po’ forzata perché si tratta di motivazioni soggettive derivate dalla valutazione di un evento particolare e conseguenti ad una situazione di tensione durante un consiglio comunale aperto.

Quindi non in un consiglio comunale ordinario nel quale si delibera e si discute tra consiglieri comunali, bensì in un consiglio comunale aperto dove tutti i cittadini hanno diritto di intervenire.

I cittadini hanno sì il diritto di intervenire, ma il pubblico ha il dovere di rispettare quella parte di regolamento che ne stabilisce il comportamento.

Nel caso in questione tutti i cittadini che hanno chiesto di intervenire hanno avuto la parola, hanno espresso il proprio pensiero in un tempo da essi ritenuto consono, entro i 5 minuti, ed in alcuni casi sforando di alcuni secondi fino a qualche minuto senza essere bruscamente interrotti e senza che il Presidente entrasse nel merito delle opinioni e dei contenuti espressi da ciascuno. Alcuni cittadini che ne hanno fatto richiesta hanno potuto supportare il proprio intervento con immagini e slide portate da loro stessi. Quindi da parte del Presidente c’è stata incondizionata disponibilità e collaborazione.

Consapevole del fatto che i cittadini non sono abituati a partecipare ai lavori del consiglio comunale e ipotizzando che non tutti siano a conoscenza del regolamento, e tanto meno di come viene gestita la presenza di pubblico all’interno della sala consiliare, mi sono permesso di illustrare per sommi capi le regole base per il buon funzionamento della seduta.

Parliamo dunque degli applausi ricostruendo la parte della seduta contestata.

Dopo il primo intervento del cittadino Paolo Colombo è scaturito un applauso.

Ho letto e sentito affermare che questi applausi sono stati spontanei. Si tratta di una valutazione soggettiva; ad esempio io potrei pensare che l’applauso non fosse spontaneo, ma in qualche modo forzato. Poiché questa è la mia opinione, quindi una valutazione soggettiva, sia la mia valutazione che quella di chi si è espresso in questi giorni in senso opposto hanno lo stesso valore.

Al mio cortese invito a non applaudire sono scaturiti dei fischi di disapprovazione: spontanei anche questi o forzati? Non lo so e sinceramente non mi interessa: non è questo il nocciolo della questione. Lo spirito ostruzionistico e irrispettoso nei confronti del Presidente del Consiglio Comunale ha comunque iniziato ad assumere una forma ben precisa.

primo richiamo

Dopo i fischi, infatti, è scattato un altro applauso: polemico? Di sfida? Di apprezzamento per i fischi o di apprezzamento per la mia richiesta? Certamente un applauso fuori luogo, ancor più del precedente.

Dopo l’intervento del cittadino Massimiliano d’Urso è scaturito un altro applauso. Spontaneo? Non lo so, e non mi interessa: non è questo il nocciolo della questione.

secondo richiamo

Ho fornito le disposizioni regolamentari al pubblico, ho chiesto cortesemente di non applaudire una prima volta. Ho rinnovato con cortesia la richiesta di evitare gli applausi e ho avvisato che, trattandosi del secondo richiamo, al successivo richiamo sarei stato costretto a far allontanare dall’aula i disturbatori.

Scartate le ipotesi di annullare o di sospendere in continuazione la seduta per evitare di essere accusato di intralciare i lavori e di non ottemperare al regolamento, ho deciso di chiedere alla Polizia Locale di scegliere tre cittadini ed allontanarli. Ho valutato che le persone di buon senso, specie se intenzionate ad intervenire nel dibattito, avrebbero certamente desistito dall’applaudire e dal provocare disturbo all’andamento della riunione.

Durante l’intervento del Sindaco una parte del pubblico ha iniziato a rumoreggiare e disturbare ripetutamente il suo discorso.  Ho dunque deciso di sospendere la seduta per organizzare con la Polizia Locale le modalità di gestione dell’ordine pubblico.

sospensione seduta

Al termine dell’intervento della signora Temporiti è scaturito un altro applauso e sono stato dunque costretto, mio malgrado, ad invitare la Polizia Locale ad intervenire allontanando tre disturbatori.

invito ad allontanare tre cittadini

A questo punto avviene qualcosa che di spontaneo ha ben poco: un lungo, organizzato e sostenuto applauso. Non di tutti i presenti, ma solo di una parte del pubblico e, cosa ancora più incredibile, coordinati – e le immagini sono a testimoniarlo – da ex amministratori (ex assessori ed ex consiglieri comunali) che a gesti e parole guidano la protesta contro la decisione assunta.

Applauso prolungato e “non avete interesse ai contenuti”

“Se avete deciso di disturbare il regolare svolgimento del consiglio comunale aperto da voi richiesto evidentemente non avete a cuore né l’argomento né i contenuti. Perché abbiamo detto che si parla uno alla volta e non si applaude. Non siamo a teatro; qua non si applaude. Se volete applaudire potete allontanarvi da questa sala e andare a teatro”. Al termine di questa dichiarazione l’applauso e le contestazioni si placano, a seguito di un preciso segnale di un cittadino seduto in prima fila; è tutto ben documentato dai filmati disponibili. A mio modesto avviso questa è una contestazione organizzata, non si tratta di spontanee reazioni di cittadini poco avvezzi ad assistere ad un consiglio comunale.

ANALISI DELLA MOZIONE

Passo ora ad analizzare il testo della mozione di sfiducia, tralasciando la premessa che contiene solo un richiamo agli articoli di Statuto e Regolamento e dei quali parlerò puntualmente tra poco.

Nella parte delle constatazioni il primo punto riporta gli estremi della convocazione, un dato oggettivo incontrovertibile sul quale non serve soffermarsi.

Il secondo punto cita l’art.46 del Regolamento: ho coordinato la seduta, ed ho garantito a chiunque ne abbia fatto richiesta di intervenire, con piena libertà d’espressione, d’intervento e proposta; quindi non ravviso alcuna mia violazione al Regolamento.

Il pubblico presente ha ritenuto opportuno manifestare con brevi applausi il proprio apprezzamento al termine di taluni interventi di cittadini iscritti a parlare: si afferma che una parte del pubblico ha ritenuto opportuno applaudire (per inciso, gli applausi durante il consiglio comunale sono arrivati solo a sottolineare gli interventi dei cittadini contrari al progetto dell’amministrazione). Io affermo che parte del pubblico ha ritenuto opportuno contravvenire all’art. 39 comma 2 che impone il SILENZIO del pubblico in aula. Per me SILENZIO vuol dire ZERO DECIBEL emessi. “Silenzio” sulla Treccani è definito come “Assenza di rumori, di suoni, voci e sim., come condizione che si verifica in un ambiente”. Mi pare che le due definizioni coincidano.

Tali applausi hanno avuto luogo esclusivamente nello spazio di tempo intercorrente tra il completamento di un intervento ed il successivo, ovvero nell’intervallo di tempo occorrente al cittadino chiamato a parlare per recarsi dal proprio posto sino alla postazione dotata di microfono prevista per gli interventi del pubblico: posso smentire tranquillamente questa affermazione. Solo al termine naturale di ogni applauso spontaneo, o indotto, ho ripreso la parola per chiamare al banco il successivo cittadino e dunque i lavori sono stati disturbati e/o interrotti ripetutamente contravvenendo al regolamento ed alle mie cortesi richieste di evitare applausi.

In nessun caso tali applausi possono essere considerati alla stregua di “disordini”, “schiamazzi”, introduzione di “strumenti offensivi” o esposizione di “manifesti, striscioni od altri oggetti consimili” che sono invece possibile causa di richiami o sospensione del Consiglio Comunale da parte del Presidente: come detto poco fa l’art.39 comma 2 impone il SILENZIO e di ciò non si rendono conto né una parte del pubblico né i firmatari della mozione di sfiducia. Silenzio vuole dire ZERO DECIBEL emessi. E ribadisco, come già detto poco fa, che prima del primo allontanamento ci sono stati anche fischi e urla che si possono senza alcun dubbio considerare “schiamazzi”.

Tali applausi non hanno minimamente recato disturbo allo svolgimento della seduta e agli interventi del pubblico, come fatto constatare anche dal pubblico presente: non è il pubblico a decidere se i propri comportamenti hanno recato disturbo. Non si può essere giudici di sé stessi! E in quest’aula, che piaccia o meno, la decisione spetta al Presidente.

Il Presidente del Consiglio Comunale signor Raffaele Fagioli ha disposto invece l’allontanamento di tre cittadini prelevati a caso tra il pubblico, da parte delle forze di polizia locale presenti, in quanto a suo avviso l’esecuzione dei brevi applausi non era rispondente alle previsioni di alcuni degli Articoli del Regolamento richiamati in premessa: Per prima cosa il motivo del richiamo e dell’allontanamento sono ben previsti all’art.39 al quale mi sono scrupolosamente attenuto. La scelta di allontanare solo tre disturbatori è frutto di una valutazione numerica rispetto al totale dei presenti e dell’opportunità già espressa pochi minuti fa: allontanare tutti i disturbatori sarebbe equivalso all’interruzione definitiva del consiglio comunale ed ho scartato immediatamente tale opzione. Individuare in un solo colpo tutti i disturbatori sarebbe stato pressoché impossibile.

Sulla casualità della scelta si apre un interessante capitolo.

La scelta di chi allontare è per forza di cose demandata alla polizia locale (cosi come indicato al comma 5 dell’Art.39); nel caso avessi scelto io chi allontanare si sarebbe trattato di decisione arbitraria e contestabile. La polizia comunale ha invece agito liberamente e con oggettività potendo contare su una presenza numerica significativa e su una posizione favorevole ad una corretta valutazione.

TRE CITTADINI A CASO? Questa è una libera interpretazione dei firmatari che se ne sono assunti la piena responsabilità.

Io non ho MAI detto “tre cittadini a caso” e ci sono registrazioni audio e video a testimoniarlo, qualora ce ne fosse bisogno. Al microfono, pubblicamente, ho sempre detto che la polizia locale avrebbe scelto tre cittadini. Non A CASO. E nemmeno tra quelli che si trovavano a passare in Piazza del Santuario; solo ed esclusivamente tra quelli che hanno disturbato: che il messaggio fosse o meno implicito lo lascio giudicare a voi. Sta di fatto che non ho MAI detto “tre cittadini a caso” e al Vicecommissario Borsani ho dato disposizione di individuare ad ogni applauso “tre cittadini tra quelli più rumorosi” ed allontanarli dall’aula.

Analizziamo ora i due punti che compongono il Valutato Che.

Il Presidente del Consiglio Comunale signor Raffaele Fagioli ha deciso e richiesto in maniera arbitraria l’espulsione di taluni cittadini “scelti a caso” tra il pubblico impedendo con tale scelta arbitraria “la più ampia partecipazione dei cittadini presenti” e negato in tal modo ai cittadini espulsi la “piena libertà d’espressione, d’intervento e di proposta” : l’ho detto poco fa e lo ribadisco. Ho sì assunto la decisione di allontanare parte del pubblico, ma supportato da palesi violazioni dell’art.39 c.2 e adempiendo a quanto previsto ai successivi commi dello stesso articolo. Quindi non vi è nulla di arbitrario nella mia condotta e tanto meno sono stati scelti a caso i cittadini da allontanare, né per mia indicazione né per scelta della P.L. Certo, alcuni cittadini si sono allontanati spontaneamente: ivi compresi dei consiglieri comunali, che non hanno certo fornito un buon esempio di rispetto per le istituzioni che essi stessi rappresentano.

A nessuno – e ripeto A NESSUNO – è stata negata la più ampia partecipazione, piena libertà di espressione, d’intervento e di proposta. Chi si è allontanato spontaneamente lo ha fatto liberamente, chi è stato allontanato dalla polizia locale rappresenta solo una piccola parte di chi ha contravvenuto al Regolamento e mancato di rispetto alle cortesi richieste del Presidente del Consiglio.

Tale comportamento da parte del Presidente del Consiglio Comunale è lesivo dei diritti dei cittadini, è in palese violazione degli articoli richiamati in premessa e non rispetta quindi quanto previsto dall’Art.7, c.1. del Regolamento (Rispetto del Regolamento): ancora una volta ribadisco di non aver leso alcun diritto, al contrario mi sono impegnato affinché si mantenesse un ambiente idoneo ad un dibattito sereno e costruttivo. Quelle che sono definite “palesi violazioni degli articoli richiamati in premessa” sono un concetto un po’ troppo vago e generico per poter essere commentati più di quanto abbia fatto fino ad ora.

Confermo che il rispetto del regolamento è un atto dovuto, è la mia luce guida, ma mi aspetto che lo stesso rispetto sia messo in pratica da tutti i consiglieri comunali.

Il Presidente del Consiglio Comunale deve rispettare il regolamento e certamente deve dare il buon esempio. Mi aspetto che anche i consiglieri rispettino il regolamento: sempre, incondizionatamente e nel rispetto dei colleghi, del Presidente, del Sindaco e degli assessori.

Ricordo ai consiglieri firmatari di questa mozione di sfiducia che è capitato sovente che loro stessi non abbiano rispettato il regolamento. E che, richiamati al rispetto dello stesso, abbiano proseguito a violare le norme regolamentari, non so se per scelta o per altre ragioni.

Chiarisco con alcuni esempi:
– presentarsi in consiglio comunale non edotti dei contenuti delle delibere è una mancanza di rispetto del regolamento;
– non giustificare le assenze dal consiglio comunale è una mancanza di rispetto del regolamento;
– presentare emendamenti oltre i termini è una mancanza di rispetto del regolamento;
– proseguire i propri interventi oltre i tempi previsti è una mancanza di rispetto del regolamento;
– intervenire a microfono spento per commentare o disturbare un altro consigliere è una mancanza di rispetto del regolamento.

In particolare mi aspetto collaborazione dai capigruppo (art. 24 comma 3 – La Conferenza dei Capigruppo collabora con il Presidente del Consiglio Comunale nei compiti di direzione dei lavori del Consiglio). Invece mi trovo capigruppo che abbandonano polemicamente e platealmente l’aula dimostrando nei fatti di non conoscere né rispettare il regolamento, di non rispettare le istituzioni e fornendo di conseguenza un cattivo esempio per la cittadinanza.

Analizziamo ora i due punti che compongono la richiesta di sfiducia.

Presentano una mozione di sfiducia costruttiva nei confronti del Presidente del Consiglio Comunale, signor Raffaele Fagioli, ai sensi dell’Art.18 comma 2 del Regolamento – reputando, a seguito dei gravi comportamenti a lui attribuiti di NON poter essere più rappresentati, in maniera adeguata ed imparziale, dall’attuale Presidente per lo svolgimento delle funzioni assegnate dal Regolamento medesimo – i gravi comportamenti a me attribuiti consistono, in definitiva, nell’aver chiesto alla polizia locale di allontanare tre cittadini a caso tra i presenti. Intanto non sono stati scelti a caso, non sono stati scelti dal sottoscritto e soprattutto non sono stati scelti a caso tra i presenti, ma individuati dalla polizia locale tra coloro i quali hanno violato il regolamento e dopo almeno due richiami ufficiali.

Propongono, ai sensi dell’Art.18 del Regolamento, il consigliere Comunale signor Davide Borghi quale nuovo Presidente del Consiglio Comunale – sicuramente la proposta di Davide Borghi come candidato alla Presidenza è un’ottima scelta. È un consigliere comunale con nove anni di esperienza, è il vice-presidente in carica, è il presidente della commissione Bilancio, reputo che potrebbe ricoprire il ruolo con grande competenza. E potrebbe essere il primo Presidente del Consiglio Comunale di Saronno eletto all’unanimità dei consiglieri assegnati. Un evento storico per la città, l’ennesimo record realizzato nel corso di questo mandato amministrativo.

Gli interventi dei consiglieri comunali della Lega Nord Lega Lombarda per l’indipendenza della Padania.

Carlo Pescatori

Angelo Veronesi

Claudio Sala

Angelo Veronesi – dichiarazione di voto

Alessandro Fagioli – Sindaco

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