Sistema di controllo varchi: una brutta copia di Milano

Il progetto Area B saronnese tiene conto di come una misura del genere potrebbe mettere in difficoltà le fasce deboli?

L’amministrazione Airoldi pensa di potenziare il sistema di controllo dei varchi con telecamere che controllano gli accessi alla città: obiettivo dichiarato è il monitoraggio dei flussi veicolari dei mezzi più inquinanti ed il contenimento del fenomeno delle polveri sottili.
Il sistema di controllo già esistente, voluto dall’amministrazione Fagioli, ha altre finalità: il controllo dei veicoli in transito atto ad accertare la validità di assicurazione e revisione, il tutto a tutela della sicurezza stradale.
La proposta dell’amministrazione Airoldi è semplicemente un copia e incolla delle scelte adottate dal Sindaco di Milano Sala, quando decise di creare la più grande ZTL d’Italia con l’introduzione della cosiddetta Area B.
Peccato che Saronno non sia Milano, e che la sua conformazione territoriale non permetterebbe una gestione di questo tipo. Il traffico di attraversamento non sparirebbe magicamente nel nulla, sostituito da biciclette o mezzi pubblici, ma sarebbe semplicemente dirottato su strade periferiche. Non una soluzione del problema, ma uno spostamento di qualche centinaio di metri più lontano dal salotto bene della città.
Il progetto Area B saronnese tiene conto di come una misura del genere potrebbe mettere in difficoltà le fasce deboli? Persone che utilizzano l’automobile per percorrere pochi chilometri al giorno, ma necessari per attraversare la città e andare a fare una visita in ospedale, piuttosto che la spesa. C’è anche chi utilizza il proprio mezzo per lavorare come i commercianti, gli artigiani, i commessi; una tematica complessa che non può e non deve essere penalizzante per i cittadini e per chi a Saronno viene per necessità.
Nell’immaginario della sinistra le polveri sottili sono generate solo ed esclusivamente dal flusso veicolare e da qui inizia una battaglia ideologica nei confronti di chi si sposta utilizzando l’automobile; questo perché l’automobile è il bersaglio più facile da colpire e su cui scaricare le colpe.
La macchina ideologica avvia i motori della propaganda che dà il via alle biciclettate ecologiche, agli slogan degli anni ’80; nel frattempo il progresso ha fatto passi da gigante e oggi le emissioni delle auto sono drasticamente inferiori a quelle prodotte pochi anni fa. La sinistra ancora non lo sa, o forse finge di non sapere, perché nella realtà dei fatti il principale responsabile delle emissioni inquinanti è il riscaldamento: stufe e caldaie obsolete sono tra le maggiori fonti di inquinamento, basti pensare che secondo il rapporto sull’ambiente urbano redatto da Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), una caldaia emette tre volte e mezza il Pm10 di un’auto o addirittura di un camion.
È doveroso segnalare che il trasporto su strada, nel corso degli anni, ha ridotto in maniera significativa le proprie emissioni e questo grazie alla ricerca e all’innovazione tecnologica, mentre i vecchi e obsoleti sistemi di riscaldamento le hanno aumentate in quanto le stesse caldaie di 20 o 30 anni fa sono ancora le stesse e sempre più inquinanti. Non ci sorprenderebbe scoprire, magari nella cantina di qualche ecologista locale, una caldaia a kerosene.

Raffaele Fagioli  Lega Lombarda Saronno

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