mercoledì, Giugno 12, 2024
Giustizia

Approfondiamo il referendum: la riforma del CSM

L’imminente referendum ci chiama ad esprimerci riguardo 5 quesiti di fondamentale importanza per l’architettura istituzionale della nostra repubblica.
Insieme abbiamo fatto il percorso di approfondimento di ogni quesito e per ultimo resta la questione importante della riforma del CSM, il Consiglio superiore della Magistratura.
Il Consiglio superiore della magistratura (CSM) è l’organo di autogoverno dei magistrati e ne regola la carriera. È presieduto dal Presidente della Repubblica che è membro di diritto al pari del Presidente della Suprema Corte di Cassazione e del Procuratore Generale presso la stessa corte. Gli altri 24 componenti sono eletti per due terzi dai magistrati, scelti tra i magistrati, mentre il restante terzo viene eletto dal Parlamento in seduta comune. Un magistrato che voglia candidarsi a far parte del CSM deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme e di fatto deve fisiologicamente avere il sostegno di una delle correnti che influenzano così le decisioni prese dal CSM.
Le correnti sono diventate i “partiti” dei magistrati e influenzano le decisioni prese dall’organo: intervengono per favorire l’assegnazione di incarichi ai suoi componenti, decidono trasferimenti e nuove destinazioni. Si muovono in un’ottica di promozione del gruppo e non sono certo utili per garantire giustizia
ai cittadini, ma favoriscono le logiche di “casta”, come ampiamente documentato delle recenti inchieste che hanno fatto conoscere il “caso Palamara”.

Votando SI al referendum, è eliminato l’obbligo per un magistrato che voglia essere eletto di trovare da 25 a 50 firme per presentare la candidatura. Togliendo l’influenza diretta delle “correnti” , i loro interessi e il loro orientamento politico, avremmo così votazioni che mettono al centro il magistrato e le sue qualità
personali e professionali.

Avv Lucia Castelli, responsabile provinciale tecnico per referendum