Lega Lombarda Saronno: Veronesi (Lega): ex Isotta Fraschini: non si può “pagare” un’area pubblica con il taglio dell’erba
Il progetto di riqualificazione dell’area ex Isotta Fraschini presenta una criticità di fondo che non può essere archiviata come una semplice scelta tecnica o politica.
Dalla documentazione economica emergono elementi preoccupanti: la superficie effettivamente ceduta risulta di gran lunga inferiore a quella prevista dal PGT.
Il PGT prevedeva una regola chiara, cioè che il 50% dell’area dell’ex Isotta Fraschini venisse ceduto al Comune in regime di proprietà. Questa regola avrebbe compensato il beneficio pubblico primario.
La cessione del 50% dell’area è una regola scritta dal 2013 nel PGT approvato dal centro sinistra di Porro, regola che non è stata modificata da nessuno fino ad ora. Regola scritta da tempo e quindi di gran lunga chiara per tutti.
La cessione del 50% dell’area è lo strumento con cui il PGT assicura un beneficio pubblico reale, come avviene normalmente in molte altre trasformazioni urbane, talvolta anche con percentuali superiori. Sostituire la cessione del 50% con un asservimento di poco meno del 50% ad uso pubblico significa svuotare il concetto stesso di bene pubblico.
A fronte della mancata cessione del 50% dell’area, la proprietà nulla deve subito al Comune, ma potrà pagare in comode rate gestendo il parco sine die.
Viene ceduta solo una piccolissima percentuale rispetto al 50% dell’area prevista, cessioni che riguardano solo strade e parcheggi.
La mancata cessione del 50% dell’area avrebbe dovuto comportare un corrispettivo economico significativo ed immediato a carico dell’operatore. Il Comune avrebbe dovuto ricevere il pagamento della differenza tra quanto dovuto in caso di cessione e quanto effettivamente trasferito. Dai conti forniti dall’amministrazione, la mancata cessione ha un valore di 2 milioni di euro e rotti.
L’area non ceduta non viene compensata economicamente subito, ma la proprietà si impegna a gestire il futuro parco.
In pratica si “paga” il 50% dell’area pubblica, cioè dell’area che avrebbe dovuto essere ceduta al Comune, impegnandosi con il taglio dell’erba e la gestione del parco. Pare essere un trattamento di estremo favore, visti i costi delle aree a Saronno e visto quanto il Comune avrebbe potuto ricavare da una monetizzazione della mancata cessione.
Il risultato è uno svantaggio economico rilevante per il Comune, in quanto al Comune non viene riconosciuta subito alcuna compensazione adeguata.
Nemmeno la previsione di destinare a parco il 50% dell’area standard è sufficiente per compensare la mancata cessione del 50% dell’area e il mancato pagamento immediato della stessa.
In pratica il cosiddetto parco sarà sostanzialmente il 50% dell’area considerata standard, cioè circa il 25% dell’area dell’Isotta Fraschini, quindi un giardino condominiale stretto tra i palazzoni e i grattacieli ed “aperto” ai cittadini.
Un asservimento ad uso pubblico di un’area privata può rappresentare uno strumento accessorio, ma non può sostituire la cessione della proprietà, soprattutto quando il PGT prevede esplicitamente la regola del trasferimento dell’area come configurazione del beneficio pubblico. In questo caso, si è scelto di aggirare lo spirito e la lettera della pianificazione con la scusa di un “risparmio”, cioè che sarà il privato a gestire il parco e non il Comune.
Nemmeno questo “risparmio” nella gestione del parco giustifica la mancata cessione del 50% dell’area.
Se l’obiettivo fosse quello di risparmiare attribuendo al privato la manutenzione del verde, ciò avrebbe potuto avvenire tramite un contratto specifico tra Comune e soggetto gestore.
È però evidente che il costo della manutenzione del verde è di gran lunga inferiore al valore patrimoniale dell’area di mancata cessione. Non è accettabile compensare la mancata cessione del 50% dell’area con un semplice obbligo manutentivo: un’area pubblica non può essere “pagata” con il taglio dell’erba.
Ulteriore criticità riguarda la mancata dimostrazione di una effettiva economicità nell’affidamento diretto di tale area ad uso pubblico. La gestione del parco avrebbe dovuta essere messa a bando dal Comune, in quanto potrebbe essere di interesse economico per diverse società del settore a cui viene impedito di fatto di partecipare. Inoltre il bando avrebbe garantito che si potesse garantire la reale convenienza economica per l’ente pubblico.
Inoltre bisogna far notare che l’affidamento della gestione del parco viene concessa per sempre, sine die. Il consiglio comunale si renderà quindi responsabile non solo di un affidamento diretto, ma addirittura sine die.
Al di là di ogni valutazione tecnica, resta una questione squisitamente politica che merita risposte pubbliche e trasparenti: perchè il Comune sceglie di perdere 2 milioni e rotti di euro di mancata monetizzazione non ricevendo la proprietà del 50% dell’area? Perché oggi il Comune rinuncia a un bene patrimoniale, scaricando sui futuri privati l’onere della gestione del parco? Perché la gestione del parco viene affidata ad un privato senza prevedere alcun bando pubblico? Perché l’affidamento al privato viene fatto senza limite di tempo?
Sono domande legittime, che chiamano in causa l’interesse pubblico e il rispetto delle regole. Rispondere con chiarezza è un dovere verso la città.
Angelo Veronesi
segretario cittadino Lega Lombarda di Saronno
